Pastorale della Famiglia
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DIOCESI DI MILANO PASTORALE

 

PER SEPARATI, DIVORZIATI E NUOVE UNIONI
 

AKÒR - porta di speranza (Osea 2,16-17)

Diocesi di Milano - Pastorale per separati, divorziati e nuove unioni

 

Premessa

“Come fratello e vescovo sento vicino a me ogni famiglia, così come è, in qualunque condizione si trova: famiglie che conducono un’esistenza all’insegna della serenità, della condivisione e della gioia, e famiglie che attraversano la difficile stagione della sofferenza e del lutto, o il cui cuore è ferito.(…) Tutte, tutte quante siete famiglie degne di rispetto, di ammirazione, di stima, di affetto! Tutte avete qualcosa di bello, di grande, di unico da testimoniarci e da trasmetterci” [Dionigi Tettamanzi, L’amore di Dio in mezzo a noi, 2008.]

 

Il Percorso indicato dall’arcivescovo card. Dionigi Tettamanzi alla Diocesi Ambrosiana per il triennio 2006/09, e in particolare la Lettera «Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito» dell’Epifania 2008, rappresentano il contesto nel quale è nato, all’interno del Servizio per la famiglia, il gruppo “Akòr – porta della speranza” per la pastorale delle persone in situazione di separazione, divorzio o nuova unione.

 

L’identità

Espressione della Pastorale diocesana milanese, il gruppo è composto da persone adeguatamente preparate e motivate: i responsabili dell’Ufficio famiglia, un assistente spirituale nominato dal Vescovo, una coppia referente, una coppia per ciascuna delle sette zone pastorali a cui si aggiungono persone separate e/o risposate. In comunione con il vescovo e in riferimento alla Consulta Regionale Lombarda di pastorale familiare, l’équipe intende generare una specifica pastorale, offrendo percorsi di crescita spirituale ed ecclesiale a quanti sperimentano il dolore di una ferita che ha segnato la loro storia matrimoniale.

 

La mission

L’icona biblica del profeta Osea indica la straordinaria fecondità della misericordia di Dio, capace di trasformare anche l’aridità del cuore, la valle del pianto e il deserto della vita in luoghi di speranza. È la sua stessa voce a farsi carico di questa promessa: “L’attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. Le renderò le sue vigne e trasformerò la valle di Akòr in porta di speranza” (Os 2,16-17). Nel solco di una rivelazione che sollecita una premurosa attenzione anche verso le sofferenze più nascoste, l’obiettivo del gruppo è dunque quello di favorire nella comunità cristiana una pastorale che traduca concretamente la vicinanza di Dio “a chi ha il cuore ferito”.

 

Nei confronti della realtà ecclesiale, si tratta di:

 

- sensibilizzare la Diocesi nelle sue articolazioni territoriali (parrocchie, decanati...) e di servizio (ufficio catechesi...) alla realtà dei cristiani separati, divorziati e\o risposati

- sollecitare nella chiesa la cura per le situazioni problematiche e l’attenzione per le sofferenze delle famiglie separate, anche individuando operatori (preti, religiosi e laici) a cui proporre uno specifico cammino di formazione - creare una rete di collegamento con altre realtà del territorio che operano in questa direzione.

 

Nei confronti di chi “ha il cuore ferito” si tratta di:

 

- entrare in dialogo con persone che forse talora sperimentano anche una sorta di fatica ad ‘appartenere’ ad una chiesa dove nessuno può essere considerato indegno della misericordia divina e che chiede la disponibilità di ciascuno nell’edificare una comunità secondo il Vangelo 2 di 2

- facilitare un rinnovato cammino di fede e di preghiera (individuale e comunitaria), un più intenso rapporto con Dio e un più autentico ascolto della sua Parola: esigente e misericordiosa

- favorire contesti di incontro che permettano un reciproco sostegno nel momento del dolore e della difficoltà, in un sincero scambio delle diverse esperienze

- iniziare, per quanto possibile e nei dovuti modi, un cammino che, nella logica evangelica, conduca al perdono e alla preghiera per il coniuge con cui il rapporto si è infranto Il desiderio è quello di edificare una comunità ecclesiale dove tutti si sentano accolti ed amati da Dio e dai fratelli. Ciascuno potrà così sperimentare quello sguardo misericordioso sulle proprie ferite che incoraggia l’aiuto verso altre persone, magari coppie in difficoltà o altre situazioni di disagio famigliare.

 

La proposta

Oltre a riunirsi (4/5 volte all’anno circa) per valutare le attività programmate e per organizzare momenti formativi aperti a tutti gli operatori pastorali della diocesi, in modo più specifico il gruppo intende favorire il cammino spirituale ed ecclesiale dei cristiani separati, divorziati e\o risposati proponendo nelle

diverse zone pastorali momenti di preghiera:

 

- normalmente guidati da un sacerdote (quale segno di ecclesialità) che presiede l’assemblea e commenta la Parola di Dio

- da tenersi in un luogo di culto solitamente diverso da una chiesa parrocchiale e scelto in modo da favorire l’accoglienza anche dal punto di vista umano

- dove sia previsto l’intervento dei singoli come risonanza della Parola e come occasione per esprimere invocazioni di supplica, ringraziamento, lode o richiesta di perdono

- pensati in una logica di percorso catechetico triennale: l’accoglienza e la misericordia di Dio; il volto di Gesù; la chiesa: identità e missione. Di norma (e in uno spazio diverso) alla preghiera segue un momento di confronto comune coordinato da persone debitamente preparate. A ciascuno è richiesto uno stile che rifugga da sterili atteggiamenti di critica o polemica, per favorire piuttosto la crescita spirituale di tutti. Nel corso dell’anno si possono prevedere altri momenti per favorire l’amicizia e la conoscenza tra le persone: uscite di una giornata, serate insieme...

 

La comunicazione

Poiché lo scopo è quello di raggiungere il maggior numero possibile di persone che vivono in situazione di separazione, divorzio e nuova unione, l’attenzione pastorale del gruppo sarà attenta a valorizzare ogni possibile canale di diffusione delle varie iniziative:

 

- anzitutto quelli ecclesiali: i mezzi di comunicazione diocesani e parrocchiali, i consultori decanali o di zona, i preti che accostano le persone nel ministero, le associazioni, i gruppi e i movimenti cattolici...

- ma anche quelli ‘laici’, specialmente in considerazione di un’utenza che talora meno frequenta i contesti tradizionali dell’aggregazione cattolica. Senza dimenticare che lo strumento più efficace rimane comunque sempre la mediazione personale facilitata dall’incontrare le persone nei luoghi dove si dispiega il loro vissuto quotidiano: il quartiere, l’ambiente di lavoro, la scuola...